Mike Oldfield: CrisesRecensione di:Andrea Martella, (03/09/2006 16.13.00) Voto: * * * * º
Il disco si apre con la lunga (ben 20
minuti e 48 secondi!) title track
"Crises"
nella quale Oldfield utilizza svariati strumenti tra i quali un
mandolino, un fisarmonica ed un "Quantec Room Simulator" il miglior
campionatore di suoni esistente all'epoca. Immediatamente dopo la fine
della canzone si crea un distacco tra quest'ultima e la famosissima hit
pop
"Moonlight Shadow"
che ci spiazza letteralmente rispetto la premessa d'apertura del disco.
L'acuta voce di Maggie Reily accompagna il
fantastico duello di chitarre acustiche ed elttriche
magistralmente suonate da Mr. Oldfied in persona. Con
"In High Places"
Oldfield crea
un'ambiente
d'atmosfera new age
nel quale troneggia la mitica voce di Jon Anderson (storico vocalist
degli Yes) che con i suoi acuti dal tono effemminato crea un ponte
immaginario con
"Foreign Affair"
(canzone che tra l'altro non appare nella tracklist del cd originale)
dove Maggie Reily ripete sempre lo stesso verso mentre la musica procede
con il suo lento ma progressivo intreccio. Con
"Taurus 3"
arriviamo al terzo e conclusivo capitolo di sperimentazione di Oldfield
che aveva iniziato con
"Taurus"
nel suo "QE2"
ed aveva continuato con
"Taurus 2"
in "Five Miles
Out".
In "Taurus 3"
si ripete
un giro di
chitarra flamenco
che ricorda, nelle sonorità e nella tecnica, il mitico disco
"Friday Night In San Francisco"
di Al di Meola, Paco de Lucia e John McLaughlin. Con un giudizio finale questo cd si rivela un piccolo lavoro di sperimentazione che tocca più generi, dal pop al rock, dalla new age al flamenco, senza mai annoiare ma lasciandoci a bocca aperta dalla bravura di questo artista e compositore che, come ricordiamo, all'età di soli 19 anni compose e realizzò, con un orchestra sinfonica, la colonna sonora del film "L'esorcista". Il titolo della colonna sonora e suo debutto era "Tubular Bells", e venne ricavato dal nome dello strumento tubolare e metallico che possiamo ascoltare più di una volta all'interno del cd stesso, il cui suono somiglia molto a quello di una campana. |
New Order: TechniqueRecensione di: Andrea Martella, (10/09/2006 21.46.00) Voto: * * * * º
Gli innovativi New Order, dopo aver seguito il filone dark wave nei Joy Division e dopo aver prodotto diversi dischi "post new wave", giungono nell'89, ad un lavoro misto, contaminato da influenze Techno-pop, Disco, New wave, Pop ed Industrial. Grazie all'artwork del loro designer di fiducia nonchè produttore Peter Saville, piazzano questo disco immediatamente tra i loro migliori mai realizzati insieme a "Brotherhood" e "Low-Life". Pezzi che si alternano tra veloci (con ritmi incalzanti e sintetizzatori anni 80') e lente e melodiche (incentrate soprattutto sui toni cupi del basso e della chitarra). Il primo pezzo "Fine Time" trasporta l'ascoltatore nel mondo dei New Order ma lo stravolge immediatamente dopo con la stupenda "All the Way" nel quale il gruppo si distacca dal mondo corrotto esclamando a voce alta i propri propositi: "It don't take no Houdini to tell me what I am, parasites and literasites, they'd burn me if they can, but I don't give a damn about what those people say, they pick you up and kick you out, they hurt you every day!". "Round and Rond", "Mr. Disco" & "Vanishing Point" rimangono simili alla prima traccia nei ritmi, utilizzando però diverse tecniche compositive che rendono, ancora oggi, i New Order unici. Solitarie invece le altre quattro tracce che riflettono le complesse personalità dei componenti del gruppo, fortemente legati, al proprio (ormai defunto) ex-leader Ian Curtis, che al tempo, con i Joy Division, compose alcune tra le canzoni più autodistruttive e nel contempo più romantiche mai realizzate negli ultimi 20 anni. "Technique" rimane un cd memorabile anche se non fondamentale per comprendere a pieno la complessa macchina produttiva dei New Order. Ricordo inoltre che i cd dei New Order, non sono digeribili al primo ascolto come può esserlo invece un cd di Hilary Duff o Duncan James (senza offendere gli amanti del genere), ma bisogna riascoltarlo più volte, rubando riflssioni e ritmi ogni volta che lo si riascolta, cominciando così a percepire pian piano l'essenza vera del disco ed il messaggio che esso vuole comunicare. Non prendete mai troppo alla leggera i New Order, scmabiandoli per un gruppo Dance od House ante litteram, sono tutt'altro che questo e la conferma ve la può dare il vostro udito, dopo aver ascoltato "Movement" (disco d'esordio) e "Waiting for the Siren's call" uno dei lavori piu recenti datato 2005! "The sound and the Fury!" (messaggio stampato sulla maglia del cantante dei Joy Division ad un concerto). |
Kiss: Dressed to killRecensione di: Andrea Martella, (08/09/2006 16.40.00) Voto: * * * º º ![]() Dopo aver realizzato due dischi poco acclamati dalla folla del tempo ma rivalutati ultimamente, i Kiss provano il tutto per tutto componendo nuovi pezzi per il nuovo album "Dressed to Kill". Datato 1975, l'album vendette sicuramente molto di piu dei precendenti, e permise al gruppo di sfornare un primo singolo, "Rock and roll all nite", che scalò pian piano le chart delle radio americane, con il memorabile ritornello: "I wanna rock and roll all nite/ and party everyday!". Seguendo una linea musicale ancora un po' lontana dal glam dei successivi album, bensì piu vicina all' hard rock/blues, i Kiss sfornano una decina di pezzi orecchiabili, passando da canzoni vicine con i ritornelli a quelle dei Beatles ("Room service"; "Ladies in waiting"; Anything for my baby") ad un'hard rock più deciso (con canzoni come "She", della quale persino gli Anthrax facero una cover 25 anni dopo). Il momento più melodico è sicuramente l'arpeggio d'apertura di "Rock Bottom" nel quale Stanley e Frehley si avvalgono del suono di due chitarre Gibson acustiche di cui una (quella di Freheley) a 12 corde!!!
Successivamente a questo disco i Kiss realizzeranno il loro primo disco dal
vivo che sorprenderà l'etichetta di produzione che ormai non aveva più
fiducia in loro per la scarsità delle vendite! "Alive!" venderà più copie di
tutti e tre i cd precedenti messi assieme e lancirà la carrira dei Kiss
verso l'apice con la successiva triade: "Destroyer", "Rock and roll over" &
"Love Gun"!!! |
Area: 1979 Il concertoRecensione di: Andrea Martella, (05/09/2006 15.25.00) Voto: * * * * * ![]() Questo doppio disco contenente ben 17 canzoni è la registrazione del concerto-omaggio al grande cantante degli Area, Demetrio Stratos, morto nel 1979. Frutto di una collaborazione tra più cantautori dell'epoca, il disco vanta della partecipazione di musicisti del calibro di Antonello Venditti, Francesco Guccini, Eugenio Finardi, Roberto Vecchioni e di gruppi quali gli Skiantos, Banco del Mutuo Soccorso e gli stessi Area, che eseguono due canzoni strumentali in apertura ed in chiusura del concerto. Ottima testimonianza della musica italiana di quel tempo, fornisce un'ampia gamma di generi musicali, partendo dal primo punk dei Kaos Rock o dalla fusion dei Venegoni & Co. per arrivare al rock demenziale sottoforma di poesia provocatoria degli indimenticabili Skiantos che, con la triade "Ehi Sbarbo;Ehi Buba Loris;Come faccio a farmi fare" rialzano il morale del pubblico intristito dai toni amari di "Per un amico" di Guccini e dalle esequie de "Il funerale" di Branduardi. Il "Concerto" può essere considerato anche come il Woodstock italiano, non solo perchè rappresenta un vero e propio manifesto musicale italiano ma anche perchè evidenzia la bravura e la tempra dei cantanti e musicisti sul palco che (come si puo verificare dalla registrazione) combattono con microfoni, fischi degli amplificatori, cambiamenti climatici ed una folla composta da centinaia e centinaia di ascoltatori che al tempo occuparono totalmente l'Arena Civica di Milano e le zone attigue ad essa. Beato chi si trovava tra quella moltitudine! |
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tutte le recensioni sono curate e realizzate da Andrea Martella |